Sembra che la notorietà e “l’internazionalità” di questo piatto sia da imputarsi alla solita Caterina de’ Medici che arrivata alla corte francese, dopo il matrimonio con Enrico II° , nel Cinquecento, abbia fatto conoscere la coltura e l’uso in cucina degli spinaci. Tutt’ora in Francia le ricette ” à la florentine ” sono quelle che prevedono fra i loro ingredienti appunto gli spinaci. Una delle ricette che sicuramente lei ha insegnato ai Francesi è questa delle crespelle alla fiorentina, con ripieno di ricotta e spinaci.
Il nome richiama un termine tipico toscano : crespo , cioè grinzoso non liscio, per via delle pieghettature che assumono le crespelle in cottura. Da crespelle a crepés (come dicono i francesi) il passo è molto breve e ci si rende conto che parliamo della solita cosa.
Un’altra curiosità , questa più tipicamente toscana , appresa dagli anziani della nostra famiglia è uno dei nomi popolari di questo piatto : “le pezzole della nonna” , probabilmente dovuto alla piegatura a triangoli , con la parte centrale gonfia di ripieno che faceva pensare vagamente alle teste delle nonne perennemente con la “pezzola” in capo. (Per gli stranieri… la pezzola è il fazzoletto da testa).
Nel famoso libro di Pellegrino Artusi , La scienza in cucina e l‘arte di
mangiar bene, c’è una spiegazione particolareggiata sulla preparazione delle crespelle con tanto di disegnino su come disporle nella teglia.
Ci sono numerose versioni di questa ricetta , più o meno ricche di ingredienti, con l’unica costante del ripieno composto da ricotta e spinaci, comunque anche per questo c’è chi consiglia di aggiungervi delle uova, chi burro, chi entrambe le cose. C’è la scuola di pensiero che le vuole arrotolate su sè stesse, chi ripiegate in quattro , chi a fagottino .

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